PALESTINESI SCUDI UMANI... - ETTORE LEMBO NEWS

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Palestinesi scudi umani. Un’idea per salvarli
La pericolosissima crisi mediorientale, con i correlati rischi terroristici anche per l’Italia, è il principale tema nell’agenda politica di tutte le cancellerie del mondo.
Molte di queste stanno alzando il dito contro Israele per l’azione militare nella Striscia di Gaza.
Premesso che la sempre menzionata, in altre occasioni, legge del 25 giugno 1993, n. 205, quella che sanziona e condanna “frasi, gesti, azioni e slogan aventi per scopo l'incitamento all'odio, l'incitamento alla violenza, la discriminazione e la violenza per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali”, è in essere anche in questo caso e che alcune dichiarazioni ed atti contro i fedeli di religione ebraica che abbiamo potuto sentire nelle piazze e nelle università italiane ne dovrebbero vedere immediatamente l’applicazione, è oggettivo che nella Striscia di Gaza vi siano poco meno di due milioni di palestinesi inermi sotto le bombe israeliane.
Veri “scudi umani” che le milizie di Hamas strumentalizzano politicamente ed usano per proteggersi e rendere più complesso all’esercito israeliano il compito, vero dovere, di andare a “pulire” da questi barbari il territorio ed impedire agli stessi di ripetere le nefande azioni compiute il 7 ottobre all’Interno dello Stato di Israele.
Nefandezze che neanche i nazisti compirono contro coloro che al tempo professavano la religione ebraica.
I nazisti compirono un olocausto nei campi di sterminio.
Essi non sgozzarono, non bruciarono vivi nonne e madri davanti ai loro parenti nelle loro case, nelle piazze delle città, portarono le loro vittime nei campi di sterminio.
Hamas ha trucidato bambini e arse vive centinaia di persone solo perché ebree.
Atti che superano il concetto di “terrorismo”, ricordano la violenza dei Visigoti nel 410 dC durante il sacco di Roma.
Hamas ha compiuto tanta barbarie per causare una reazione rabbiosa dello Stato di Israele nella Striscia di Gaza, certa che questa avrebbe innescato l’antisemitismo già in essere nel mondo arabo e in Occidente.
Dare fuoco al cimitero ebraico di Vienna, dipingere la “stella di Davide” sulle case degli ebrei a Parigi, cercare di distruggere le “pietre di inciampo” a Roma sono atti che ci dicono quanto sia ancora forte l’antisemitismo nella nostra Europa.
Antisemitismo che non nasce oggi. Antisemitismo forte e presente da prima che oggi si senta intitolato ad esprimersi. Antisemitismo che è “incitamento all’odio” e deve essere represso nell’applicazione della legge per spegnere sul nascere ogni idea di violenza terroristica di origine islamica nella, e sulla, nostra amata Patria.
Atti terroristici che troverebbero maggiore motivazione, in quanto finalizzati a “dividere”, se certi di trovare uno Stato passivo verso coloro, italiani, che già vedono nei compatrioti di religione ebraica dei “nemici”.
Io, memore della grande figura di quell’immenso uomo, ancor prima che immenso Papa, che prese il nome di Giovanni Paolo II, oggi Santo, allorquando il 13 aprile 1986 entrò nella Sinagoga di Roma e disse “cari amici e fratelli ebrei e cristiani, che prendete parte a questa storica celebrazione, vorrei prima di tutto, insieme con voi, ringraziare e lodare il Signore che ha disteso il cielo e fondato la terra e che ha scelto Abramo per farlo padre di una moltitudine di figli”, ricordo che noi, i caucasici, abbiamo origini giudaico cristiane e che, insieme a coloro che seguono le parole del profeta Maometto, crediamo in un Solo Dio.
Dio che predica la pace. Non l’odio.
Noi occidentali non possiamo accettare chi uccide, scanna i bambini e gli anziani.
Noi occidentali non possiamo accettare chi, incapace di comprendere il valore della vita, si sente in diritto di tutelare la propria, vigliaccamente, nascondendosi dietro a degli scudi umani.
Certamente è crimine di guerra lo sparare ad un palazzo civile pieno di “civili”, veri “scudi umani”, come ogni giorno ci viene ricordato dall’ONU e da certi ambienti italiani che solo apparentemente sono terzi in questa catastrofe umana in atto in medio oriente.
Altrettanto certamente è un dovere, dico dovere non diritto, quello dell’esercito israeliano di “annientare” chi, vero ignobile barbaro, ha scannato, sgozzato, bruciato vivo, esseri umani inermi, bambini inermi!
Certamente anche questo è un “crimine di guerra”, ma questo alcuni ambienti della cultura italiana ed occidentale tendono a dimenticarlo, non evidenziarlo.
Nessuno può decidere quale di questi due “crimini di guerra” sia “più crimine di guerra”.
Il campo di battaglia lo ha scelto, e definito, Hamas, non Israele.
Il milione e ottocentomila palestinesi usati come “scudi umani” debbono poter lasciare il campo di battaglia.
L’Egitto non vuole che si trasferiscano sul suo territorio.
C’è da chiedersi perché i leader europei che tanto parlano del dovere di ricevere i migranti provenienti dall’Africa non organizzano un “corridoio umanitario” e, per il tempo necessario ad Israele per annientare i nuovi Visigoti, Hamas, non trasferiscano questi “scudi umani” fuori dal campo di battaglia portandoli in Europa chiedendo in cambio allo Stato di Israele, ed a tutti gli Stati Arabi, di ribadire l’accettazione della delibera dell’ONU del 1947 in ordine a “Due Popoli, Due Stati”.
Ancor più c’è da chiedersi perché questa richiesta non venga urlata da chi manifesta per la pace e la tutela della vita umana.
Portiamoli qui in Europa per il tempo necessario a rendere inermi i barbari, contemporaneamente richiamiamo la delibera delle Nazioni Unite del 1947 che imponeva “due popoli, due Stati”.
Togliamo, noi occidentali, gli alibi.
Mai come oggi dobbiamo parafrasare Kennedy e dire “non diciamo ad Israele cosa deve fare Israele, diciamo a noi stessi cosa dobbiamo fare noi stessi” …. per la pace.
Il mondo arabo si sta “Infiammando”, che gli europei tolgano loro gli alibi.
Questo anche, cinicamente, per tutelare i nostri confini ed i nostri figli.
Chiamate questa mia idea “provocazione”.
Tale, infatti, rimarrà banalmente perché tanti si stracciano le vesti e dichiarano di sperare nel “Due Popoli, Due Stati”. Gli stessi, però, fanno finta di non notare come, sin dal 1947, gli unici che accettarono questa impostazione dei rapporti fra gli israeliani ed i palestinesi furono proprio i primi.
Quando il primo presidente dello Stato di Israele ne proclamò la nascita, il 14 maggio 1948, furono gli Stati Arabi che immediatamente lo invasero militarmente, ma è difficile trovare qualcuno che intenda ricordarlo pubblicamente.
Ignoto Uno
02/11/2023
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