LA CHIESA OGGI... - ETTORE LEMBO NEWS

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La Chiesa oggi tra rischi nucleari, una geopolitica
in ebollizione e l’incapacità di “graffiare” il potere

Sarà che papa Francesco si era definito “un po’ sinistrino”, sarà che ha pubblicamente elogiato figure della sinistra italiana ed internazionale, sarà che ha assunto in varie occasioni posizioni politiche ed etiche tipiche dei partiti progressisti occidentali, sarà che a più riprese ha mandato strali ai politici e governanti “sovranisti” e “populisti”, sta di fatto che il ruolo internazionale della Santa sede in questi ultimi anni si è andato modificando e anche un po’ appannando, almeno presso l’opinione pubblica più cattolico-conservatrice. Nell’insieme, sembra che oggi la Chiesa non graffi più il potere, o lo graffi meno,  non costituisca più la coscienza critica che ricorda ad esempio i valori supremi della vita e della dignità del nascituro, o del malato terminale, che quasi si astenga dal dire la sua davanti a leggi quali quelle sull’aborto, l’eutanasia, le pratiche eugenetiche, i “matrimoni” gay, il cambio di sesso e così via. E del resto sono lontani gli anni dalla “caduta del muro di Berlino”, quanto una figura come quella di Giovanni Paolo II, poi canonizzato, teneva a bada sia il gigante americano, sia l’orso sovietico e poi non le mandava a dire anche agli organismi internazionali (Onu e similari) quando si trattava di difendere la dignità umana dove fosse schiacciata o non riconosciuta.
Oggi con Papa Francesco l’accento non cade più, come succedeva con Papa Benedetto XVI, sulla “dittatura del relativismo”, anche perché il pontefice argentino ha pubblicamente preso le distanze dai “valori non negoziabili”, di fatto restringendo l’attenzione della Chiesa su problematiche quali emarginazione, sottosviluppo, immigrazione, ecologia, e silenziando le battaglie etiche dei suoi due predecessori sui temi della famiglia e della vita.
Si è diffuso un certo rammarico per il fatto che, di fronte a un mondo che sta andando in fiamme come il nostro di oggi, con minacce concrete di far intervenire truppe Nato in Ucraina da una parte e, come risposta, di poter utilizzare le armi nucleari tattiche dall’altra (Putin nel suo ultimo discorso), la voce della Santa sede appaia piuttosto flebile, scontata, non più così autorevole e rilevante come è stata negli ultimi decenni.
Non si può dire che il Papa faccia mancare appelli ed esortazioni anche appropriate alla delicatezza del momento: sia verso Israele e i palestinesi di Hamas, sia nei confronti dei due stati “cugini” Russia ed Ucraina che sono in guerra da due anni, Francesco ha continuato a far sentire la propria voce in favore di un cessate il fuoco e per avviare trattative di pace. Ma, tra gli osservatori internazionali, l’opinione prevalente è che ormai si tratti soltanto di scontati pronunciamenti per niente in grado di suscitare ripensamenti da parte dei contendenti e l’avvio di concrete trattative di pace.

Una gigantesca “Ong” pro-migranti?
Quindi eccoci, come cattolici, di fronte al dilemma: questo Papa vuole forse ammainare bandiera bianca nei confronti della storia del mondo, riducendo la Chiesa a una specie di gigantesca “Ong” che si preoccupa soprattutto dei migranti irregolari da accogliere ad ogni costo? Oppure, il venir meno da parte di Francesco degli strali pubblici nei confronti dei governi e dei partiti laicisti che propugnano il relativismo etico, col corollario di aborto, matrimoni gay e analoghe amenità, significa che sta cambiando nel profondo la dottrina cattolica?
Le domande sono lecite in quanto il pontefice regnante, in sostanza, in nome della “inclusività” che va tanto di moda, asserisce che bisogna accogliere “tutti, tutti, tutti” e quindi dentro senza condizioni e tantomeno senza l’impegno personale a convertirsi e a cambiare vita, per coloro che si trovano in situazioni lontane dallo stato di vita richiesto dal Vangelo (basti pensare alla dichiarazione “Fiducia supplicans” e alle benedizioni alle coppie irregolari che tanto ha fatto discutere!) e – dice in sostanza Francesco – prima accogliamo comunque tutti e poi … si vedrà.
I fedeli cattolici più tradizionali sono sconcertati, non sanno che pesci pigliare perché si ritrovano– oggettivamente – davanti a novità troppo grosse per digerire un cambiamento epocale di questa portata, soprattutto considerando il tenore dottrinale e teologico dei due papi precedenti.
Se questo risulta il quadro valoriale complessivo che connota il pontificato di Francesco ad ogni livello, tornando più specificamente agli aspetti geopolitici internazionali, l’anno 2024 – come tutti sappiamo – si caratterizzerà per una serie di eventi di vasta portata “storica”. Infatti avremo in pochi mesi e in serie le elezioni in Russia il prossimo 17 marzo, quelle per il Parlamento europeo l’8 e 9 giugno e quelle per il presidente degli Stati Uniti il 5 novembre. Senza contare altre competizioni elettorali in varie parti del mondo di non minore rilevanza per le eventuali modifiche che gli esiti elettorali potrebbero comportare per lo scacchiere geopolitico mondiale.

Il 2024 “super anno elettorale”
Assisteremo quindi a una sorta di “super anno elettorale” nel quale potrebbero cambiare gli equilibri politici planetari, alcuni ritengono con il possibile prevalere di raggruppamenti e personalità espressione del mondo dei conservatori, dei “sovranisti” e dei “populisti” (definizioni queste ultime due tra virgolette, usate spregiativamente dalla politica e dalla stampa progressiste per bollare con marchio di infamia chi non la pensa come loro). In una parola, il mondo potrebbe “svoltare a destra”, con una sorta di palpabile terrore che si avverte nelle schiere della sinistra mondiale.
Ebbene, guarda caso il Papa la pensa proprio così: non solo ha fatto capire in più occasioni di essere vicino alle visioni globaliste e ambientaliste (stile Bill Gates e Greta Thunberg, per intenderci) ma si è anche espresso senza troppi infingimenti contro i “sovranisti” e i “populisti” vari (italiani ed internazionali) e invece in favore dell’immigrazionismo più puro. Non soltanto lo sostiene in prima persona appena può, ma lo lascia dire apertamente dai suoi più fidati collaboratori, cardinali e vescovi, mentre vengono tacitati o emarginati gli ecclesiastici legati alla tradizione di una Chiesa cattolica che non prenda posizione ma si comporti come “coscienza critica” verso tutte le parti che si contendono il potere, a qualunque latitudine.
In questi ultimi anni siamo stati testimoni di come alcune tra le figure più discutibili del fronte progressista (pensiamo ai “dem” americani filo-abortisti e filo unioni gay e pro-woke) abbiano da lui ricevuti baci e abbracci, e appena usciti dall’udienza papale, di come si siano sentiti implicitamente autorizzati a dichiarare pubblicamente che il pontefice è “con loro”.
Bisogna ammettere che siamo davanti a un pontefice sconcertante. La sua visione politica internazionale sembra aver sbilanciato la Chiesa dalla parte di quelli che una volta erano considerati i “nemici” tradizionali della Chiesa stessa (pensiamo alla Cina comunista, con cui la Santa sede ha firmato degli accordi che appaiono, nei loro effetti concreti, lasciare l’ultima parola per la nomina di vescovi e per la gestione delle politiche religiose interne al paese, ai funzionari del partito comunista cinese!).
Va tuttavia anche riconosciuto che alcuni interventi di natura politico-diplomatica dell’era Francesco hanno avuto una certa rilevanza: ad esempio la mediazione tra Cuba e gli Stati Uniti nel 2014, che ha portato al ripristino delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi dopo oltre 50 anni di embargo e isolamento. Oppure anche l’impegno per la pace in Colombia, Siria, Venezuela, Corea, come i già citati interventi in Ucraina e in altri contesti di guerra o di tensione, tramite appelli, visite, incontri, inviati speciali e iniziative umanitarie.
Francesco ha anche sorpreso (secondo alcuni in negativo) per aver firmato un accordo con il Grande Imam di Al-Azhar: si tratta del Documento sulla Fratellanza Umana, per favorire il dialogo interreligioso con l’Islam dopo gli anni terribili del terrorismo in Europa e nei paesi medio-orientali e africani (dove a dire il vero lo stesso terrorismo islamico è ancora molto attivo, con centinaia di vittime cristiane anche in questi ultimi mesi).

Una Chiesa non più “sopra le parti”?
In conclusione potremmo dire che la visione geopolitica che il pontefice ha impresso, tramite le sue iniziative e l’opera delle sue nunziature in giro per il mondo, colloca oggi il Vaticano su un crinale particolare: non è più (come lo era un tempo) quell’entità morale e culturale sopra le parti largamente rispettata e quasi “temuta”. Oggi la Santa Sede appare come un po’ inusualmente “schierata” a sinistra e comunque in favore di posizioni globaliste.
Allo stesso tempo permane un certo diffuso rispetto nei confronti del Vaticano come entità religiosa che “controlla” (si fa per dire!) circa un miliardo e mezzo di fedeli sparsi nei cinque continenti.
Con l’usuale dose di cinismo storico e diplomatico, nelle cancellerie di tutto il mondo è ben diffusa la locuzione “Morto un Papa se ne fa un altro” e quindi i grandi protagonisti globali stanno guardando a questo pontefice ormai anziano e piuttosto cagionevole in salute, per capire cosa succederà qualora si rendesse necessario indire un conclave per l’elezione del suo successore.
Ormai i cardinali elettori italiani ed europei sono ridotti di numero e sui 120 potenziali da qui a due-tre anni, gli europei non rappresenteranno più la consueta maggioranza che avevano un tempo. E’ possibile che arrivi un altro Papa “dalla fine del mondo”, magari dall’Asia profonda o dell’Indo-Pacifico (tipo dalle Filippine), come piuttosto dal Sud-America di nuovo (in tal caso è probabile che si potrà trattare di una potenziale “fotocopia” di Francesco), oppure venga scelto qualche inatteso outsider da qualche paese della laicissima nord-Europa o della lontanissima Oceania (chi lo sa?).
Comunque sarà, in molti auspicano che il futuro pontefice sia un po’ meno “sinistrino”, anche se ci sono buone probabilità che lo sia perché ormai più di due terzi dei cardinali votanti sono stati da lui eletti ed è immaginabile che siano della sua stessa “pasta” politica.
Come fedeli dell’unica Chiesa fondata da Gesù duemila anni fa, ci auguriamo che questa stessa Chiesa non si faccia travolgere dal dilagante “politically correct” e che non prenda una piega rivoluzionaria, demolendo il suo bimillenario messaggio di amore. Quindi, attendiamo fiduciosi augurando “lunga vita al Papa”, con sincera deferenza.
Il Credente
03/03/2024
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