CHE STRANO POPOLO, GLI ITALIANI... - ETTORE LEMBO NEWS

Title
Vai ai contenuti
Che strano popolo, gli Italiani; dimenticano i loro martiri ma scendono in piazza ....
Stridono le parole non dette da chi, avendone il dovere, tace anche questa volta.
Stridono le piazze delle città italiane , che non commemorano i propri morti per la Patria, ma difendono e commemorano morti altrui, comprese  vili associazioni barbare e criminali responsabili di delitti inenarrabili.
Questa sembra essere l'Italia di oggi.
Si scende in piazza per difendere l'Ucraina mostrando i loro morti.
Si scende in piazza per difendere Hamas, confondendoli con i palestinesi e mostrando ancora i morti, dimenticandone altri.
Ma non si scende in piazza per ricordare i nostri morti, che hanno versato il sangue per la nostra Italia.
Sarànno forse morti diversi o rei di credere nell' Italia che, come sembra per fortuna solo pochi, non vogliono più?
Ringraziando il gruppo dell' "Unione degli Istriani", commemoriamo quei morti, per mano degli Inglesi, di cui ricorrono i 70 anni, e che diede lo spunto a Trieste, per tornare ad essere Italiana.
Riportiamo la storia, così come la abbiamo trovata sul gruppo di Facebook, scritta forse da chi, 70 anni fa l'ha vissuta.
E' la nostra storia di cui dovremmo sempre ricordarci, e che invece c'è chi vuol farcela dimenticare.
Un popolo senza la sua identità, non sarà mai un popolo, ma solo una espressione geografica, come ci defini Klemens von Metternich
Ex Ministro degli Interni dell'Austria il 2 Agosto del 1847.
"La penna tempestosa"
06/11/23
"+++ SETTANT’ANNI FA I MOTI PER TRIESTE ITALIANA ED IL SANGUE VERSATO DEGLI ULTIMI MARTIRI +++"

Cari Amici,
ricorre oggi il 70° anniversario dei moti triestini del 5 e 6 novembre 1953, terminati con l’uccisione proditoria da parte della polizia civile agli ordini delle truppe di occupazione inglesi di sei inermi cittadini italiani, “rei” di aver protestato contro un’azione di vilipendio alla bandiera italiana.
I fatti.
Il 3 novembre 1953, in occasione del patrono San Giusto e della vigilia dell’anniversario della Vittoria, l’allora primo cittadino Gianni Bartoli (nato a Rovigno, e successivamente Vicepresidente dell'Unione degli Istriani per un mandato) issò la bandiera italiana sul pennone del Municipio contravvenendo al divieto del Generale Thomas Winterton, governatore di Trieste (occupata militarmente dal giugno 1945), che al rifiuto del primo cittadino di rimuoverla fece intervenire i suoi uomini per toglierla e requisirla (bandiera che, pare, venne in un secondo momento bruciata).
Il giorno successivo si scatenarono le prime proteste: alla stazione ferroviaria della città si formò un corteo di mille persone, molte delle quali di ritorno dal Sacrario di Redipuglia, dove si era svolta l’annuale cerimonia di commemorazione dei caduti della Grande Guerra, che improvvisarono una manifestazione per l’italianità di Trieste. La folla si ingrossò e un grande corteo arrivò in Piazza dell’Unità d’Italia e cercò di issare nuovamente il tricolore sul Municipio. Cortei e incidenti si svilupparono in varie zone della città.
Il 5 novembre, alla riapertura delle scuole, gli studenti entrarono subito in sciopero e formarono un imponente corteo che arrivò fino in piazza Sant’Antonio. Venne mobilitata subito la polizia civile - costituita in buona parte da elementi locali filoslavi e indipendentisti - che fu però accolta dai giovani manifestanti a lanci di pietre. I poliziotti reagirono con idranti e manganelli, e picchiarono gli studenti, che nel frattempo si erano rifugiati dentro la grande chiesa antistante la piazza.
Il vescovo Antonio Santin (anche lui rovignese, come il Sindaco) stabilì per il pomeriggio la cerimonia di riconsacrazione della chiesa: la voce si sparse tra la cittadinanza ed alla funzione parteciparono migliaia di triestini ed istriani. Quando la polizia civile giunse sul luogo, nacquero nuovi incidenti. Un ufficiale inglese aprì il fuoco, e i poliziotti ne seguirono l’esempio: morirono Piero Addobbati e Antonio Zavadil, mentre decine di altri ragazzi furono feriti.
Il 6 novembre la città fu attraversata da una folla immensa, decisa ad attaccare tutti i simboli dell’occupazione inglese e le organizzazioni indipendentiste. La bandiera italiana fu nuovamente issata sul Municipio e sul palazzo del Lloyd Triestino. I triestini rivolsero la loro furia anche verso il palazzo della Prefettura. La polizia civile aprì nuovamente il fuoco, sparando vigliaccamente ad altezza d’uomo. Quattro furono le vittime: Francesco Paglia, Leonardo Manzi, Saverio Montano ed Erminio Bassa.
Drammatico il bilancio delle due giornate: centocinquantatre i feriti, di cui ottantadue da arma da fuoco, decine gli arresti e le condanne. Sei le vittime, alle quali se ne deve aggiungere una settima: lo studente ventenne Stelio Orciuolo, che morirà un anno dopo per i postumi di una manganellata.
I fatti di Trieste provocarono sgomento in tutta Italia e presso le cancellerie “alleate” (gli Americani condannarono gli Inglesi per l’uso spropositato della forza) e rappresentarono il giro di boa rispetto ad una definizione della situazione confinaria: un anno dopo Trieste diventerà italiana, ma l’Istria nord occidentale rimarrà in mani jugoslave.
Un ricordo ed una preghiera per questi ultimi Martiri per la Venezia Giulia."

.
Torna ai contenuti