LA VERITA' DOVE'? - ETTORE LEMBO NEWS

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LA VERITÀ DOV'È,
ANZI,
POSSIAMO DIRLA?

Ci siamo fo rse abituati, ormai, al conflitto russo-ucraino? Siamo entrati nel tempo in cui lo vediamo come una presenza fissa dall’altra parte d’Europa, un costante e patetico alternarsi di scontri e tentativi di pace, che sempre si concludono in un nulla di fatto? Il timore è proprio questo, che non si presti più attenzione ad una vicenda simile e, specialmente, alle sue cause, abilmente manovrate da chi si trova alla guida dei governi.
Siamo circondati, anzi bombardati da una propaganda che sostiene l’assoluta innocenza di un’Ucraina “ingiustamente assediata” da una feroce Russia governata da un folle dittatore, inducendo così il cittadino medio, che trae la sua conoscenza della realtà politica e sociale più dalla televisione, da internet e dalla voce comune che da una sua personale osservazione, a schierarsi decisamente dalla parte di Kiev e ad ascoltare con un certo senso di giustizia gli accorati appelli del suo Zelensky.
Tuttavia sarebbe sufficiente una minima volontà, non tanto capacità, di riflessione e di analisi per comprendere quanto la colpa del conflitto non sia da ricercarsi solo in una delle due parti: se gli effetti dello scoppio della guerra sono la violenza russa e la sofferenza ucraina, questo è innegabile, le cause stanno nella non-volontà, da parte dei governanti, di limitare le proprie interferenze a vicendevole danno, insomma di “contenersi” nel loro espansionismo sociale, il quale, mascherato spesso e volentieri da pretesti di globalizzazione, civilizzazione ed “esportazione di giustizia”, arriva ad alterare gli equilibri di altri Paesi e a portarli in guerra fra di loro. Esattamente quanto sta succedendo con l’Ucraina, spinta nel conflitto proprio dalle interferenze occidentali, e ora dichiaratamente sostenuta ad uscirne, ma nella pratica ricacciata sempre più in profondità per dare ai governi occidentali lo spazio e il tempo di ostentare di fronte al mondo le loro doti diplomatiche.
In questo divario fra realtà e propaganda, emerge occasionalmente qualche voce che cerca, più o meno timidamente, di sottolineare la verità, come ad esempio quella di Papa Francesco, da sempre piuttosto neutro sulla questione del conflitto e tendente a livellare le due nazioni protagoniste.
"Penso a tanta crudeltà, a tanti innocenti che stanno pagando la pazzia, la pazzia di tutte le parti, perché la guerra è una pazzia e nessuno in guerra può dire: no, io non sono pazzo. Penso ad una povera ragazza volata in aria per una bomba che era sotto il sedile della macchina a Mosca. Gli innocenti pagano la guerra". Il riferimento qui è a Darya Dugina, la figlia dell'ideologo russo rimasta vittima di un attentato, come riporta una nota testata giornalistica italiana. La stessa fonte continua però spiegando la reazione alle affermazioni del Santo Padre: “parole che suscitano l'immediata protesta di Kiev. A farsene portavoce è l'ambasciatore ucraino presso la Santa Sede Andrii Yurash: ‘Il discorso di oggi del Papa è stato deludente e mi ha fatto pensare a molte cose: non si può parlare con le stesse categorie di aggressore e vittima, stupratore e stuprato. Come è possibile citare una degli ideologi dell'imperialismo russo come vittima innocente?’”.
Il Pontefice ha pronunciato il suo discorso durante l'udienza generale del 24 agosto, giornata dell'Indipendenza dell'Ucraina, aggiungendo poi: "Coloro che guadagnano con la guerra, con il commercio delle armi sono dei delinquenti perché ammazzano l'umanità, [pensiamo anche] ad altri Paesi che sono in guerra da tempo: più di dieci anni la Siria; pensiamo alla guerra nello Yemen, tanti bambini patiscono la fame; pensiamo ai Rohingya che girano il mondo per l'ingiustizia di essere cacciati via dalla loro terra. Ma oggi in modo speciale, ai sei mesi dell'inizio della guerra, pensiamo a Ucraina e Russia”.
Parole, queste, evidentemente non gradite da Kiev, che reputando forse il pontefice eccessivamente imparziale, per cui non esplicitamente dalla parte delle dichiarate vittime, ha convocato tramite il ministero degli Esteri il nunzio apostolico in Ucraina, monsignor Visvaldas Kulbokas. La nostra fonte specifica che questo è stato reso noto dal ministro degli Esteri ucraino Dmitro Kuleba, come riporta Ukrinform, aggiungendo che “il Ministero degli Affari Esteri d'Ucraina ha anche richiamato l'attenzione del Nunzio Apostolico sul fatto che, ‘dall'inizio dell'invasione su vasta scala della federazione russa in Ucraina, il Pontefice non ha mai prestato particolare attenzione alle vittime specifiche della guerra, tra cui 376 bambini ucraini morti per mano degli occupanti russi”. L’ambasciata riferisce inoltre che "Il Ministero degli Affari Esteri ucraino ha espresso la speranza che in futuro la Santa Sede eviti dichiarazioni ingiuste che causano delusione nella società ucraina".
Dichiarazioni ingiuste, quindi? Qual è il metro di riferimento per stabilire la correttezza e l’accettabilità delle affermazioni che si sentono? Forse il grado di vicinanza alla verità, o il grado di fedeltà alla propaganda? Forse la volontà di sottolineare le cose come stanno, oppure quella di evitare che ci si discosti dall’idea comune? Questo è quello che dobbiamo domandarci, senza smettere mai di indagare, in fondo, quello che la realtà intorno ci presenta.
Boris Borlenghi
27/08/2022
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