AIUTI MONDIALI... - ETTORE LEMBO NEWS

Title
Vai ai contenuti
AIUTI MONDIALI,

FRA LE APPARENZE E LE CAUSE
Armi, munizioni, strumenti bellici di difesa ma anche di attacco. Questi sono gli “aiuti” che l’Europa si ostina ad inviare all’Ucraina, con l’intento di fornirle supporto all’interno di un conflitto che ormai dura da più di un mese. Ma proviamo a spostarci oltre le apparenze e a ricercare le vere cause di questa inusuale e accorata solidarietà: perché l’Europa non si è mai prodigata con tanta energia nell’aiutare tutti quei Paesi che, nel corso degli anni, sono andati incontro a guerre altrettanto sanguinose, se non ancor di più, limitandosi invece a condannare moralmente il conflitto e ad accettare - beninteso, non accogliere, ma solo accettare - le decine di migliaia di profughi che si sono riversati nel Continente?
Le ondate migratorie che, come tutti vediamo, da anni influenzano la società dei Paesi occidentali, spesso e volentieri non si limitano alla durata del conflitto che le provoca, ma si ripetono ancora per mesi se non anni dalla fine dello stesso: una volta raggiunta la quiete, infatti, migliaia di persone, spinte dalla volontà di ricongiungersi con i cari fuggiti quand’ancora imperversavano le devastazioni, vanno a costituire a loro volta una grande parte delle ondate migratorie a cui spesso assistiamo. Ecco, l’Europa, e in generale l’Occidente, ha sempre preferito comportarsi da spettatrice nei confronti di queste migrazioni, fornendo aiuti sociali ai profughi arrivati sui territori e puntando il dito contro a chi li costringeva a lasciare la loro patria devastata. Ma per quale motivo essa non si è mai risoluta di fornire veri e propri aiuti bellici a questi Paesi sotto assedio?
Non dobbiamo dimenticare che la maggior parte degli Stati del Vecchio Continente fa parte della NATO: organizzazione comprendente 30 nazioni unite da trattati di mutua assistenza e collaborazione, specialmente in occasione di stravolgimenti sociali e militari. E al vertice - morale ma non troppo - della NATO si collocano gli Stati Uniti d’America. Ed è qui che comprendiamo come mai l’Occidente non sia mai intervenuto troppo direttamente nei conflitti che costellavano il globo: spesso e volentieri infatti vi era proprio il Paese dalla bandiera a stelle e strisce che, in un modo o nell’altro, incoraggiava, alimentava, finanziava o addirittura provocava la guerra, forte dell’indifferenza occidentale e della solidarietà degli altri Paesi NATO.
Ora invece, con il conflitto russo-ucraino, ci troviamo di fronte ad un palese stravolgimento della situazione: Europa e America che, ovviamente sempre a braccetto, sostengono con vigore e quasi entusiasmo una guerra che vede contrapposte una Russia identificata come l’”antagonista” per eccellenza e un Occidente in cui si cerca di identificare la forza di protezione mondiale che dovrebbe animarne le azioni. Europa e USA, fermamente convinte dei vantaggi finanziari che otterrebbero, stanno alimentando il conflitto in un modo estremamente sottile nella frequenza delle azioni, sorprendentemente accorato nella loro entità e mascheratamente nascosto nella loro reale funzione: quella di trarre gradualmente ma con costanza i frutti che, paradossalmente, possono derivare addirittura dal lancio di bombe e dalla devastazione di centinaia di migliaia di vite di civili innocenti che, fuggendo qui per salvarsi, vengono immediatamente posti come immagine per deviare l’attenzione sugli aiuti umanitari, apparentemente così ben funzionanti e organizzati ai confini dell’Ucraina. E se invece, anziché alimentare il conflitto, si fornisse maggior supporto proprio a questo tipo di sostegni? Un obiettivo del tutto fattibile, di cui beneficerebbero in tanti, eccetto chi la guerra proprio la vuole… E a questo punto, ogni altra strada diventa - per ora - impercorribile.
(Boris Borlenghi)
29/03/2022

Torna ai contenuti