IN GUERRA PER "SOLIDARIETA'"... - ETTORE LEMBO NEWS

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In guerra per
“solidarietà”.

Sicuri che non sia un ossimoro?
Il tema della “solidarietà” sembrerebbe al centro della politica europea ed italiana da anni.
Prima con la pandemia da COVID, oggi con questa aberrante guerra sul suolo dell’Ucraina, ancor prima con i flussi migratori nel mediterraneo.
L’agenda della politica ha, da sempre, ammantato tutto di “solidarietà”.
Questo mi stimola a fare un lavoro di analisi sul concetto profondo che si cela dentro questa importantissima e magnifica parola.
La solidarietà è “altruismo”.
La solidarietà è “predisposizione ad aiutare gli altri ad affrontare i loro problemi con atteggiamento libero da secondi fini”.
La solidarietà è “sostegno reciproco nella consapevolezza che solo se in equilibrio un sistema sociale può essere duraturo”.
In equilibrio, in modo disinteressato, libero da secondi fini.
Ricordandoci sempre che anche il mondo, preso nella sua globalità, è un sistema sociale.
Sono questi alti valori che stiamo vedendo applicati nella tanto evocata “solidarietà” occidentale? Io credo di no. Drammaticamente no, tristemente no.
La “solidarietà” oggi, nel nostro Occidente e nella nostra amata Italia è uno “strumento di potere”, un “sistema economico clientelare”, un elemento “divisivo e strumentale”.
Il risultato è che si vedono sempre più chiaramente segni di “odio fra poveri”, fra reietti, fra esclusi dalla stabilità e dal benessere.
Solidarietà che rischia di divenire strumento per dividere ed imperare. Solidarietà per tramutare esseri umani, i più in difficoltà, in “prodotti” su cui guadagnare.
Triste questo Occidente che così ha ridotto se stesso. Tutto l’occidente, anche quella parte dello stesso che più ha il mandato di essere solidale.
“Solidarietà” parola magnifica, importantissima, centrale nella crescita dell’umanità, oggi ridotta a “clava divisiva”.
Questo è inaccettabile, odioso.
Permettetemi di dire una parola “politicamente non corretta”: squallido.
Inaccettabile vedere i poveri esuli ucraini - anziani, donne e madri, bambini - usati come strumento sostitutivo  di altri “poveri” quali sono coloro che per scelta personale, legata alla paura della morte, hanno ritenuto di non vaccinarsi contro il COVID.
Paura della morte la ragione drammatica che ha portato milioni di ucraini a scappare dalla loro amata patria.
Paura della morte la ragione, altrettanto drammatica, che ha portato molti italiani a preferire di perdere il lavoro ed entrare nella spirale del rischio della povertà allorquando hanno scelto di non vaccinarsi.
Forza ben pensanti scandalizzatevi, urlate il vostro sdegno per le mie parole ma, finito l’esercizio, provate a guardare i fatti con gli occhi dell’altro.
Perché giudicate in modo asimmetrico la paura della morte a secondo del vostro punto di vista?
Provate a rispettarla sempre e tutta la paura della morte, non ad interpretarla a vostro piacimento.
Siate per una volta veramente solidali. Donate e non manipolate.
Credetemi non è poi così impossibile. Il non fare questo esercizio, permettetemi di dire di umiltà, crea rischi sul futuro e sulla credibilità della nostra amata Italia, dell’Europa e di tutto l’occidente.
Quali valori stiamo proponendo? Quelli di manipolare demagogicamente chi soffre per mantenere il potere e mangiare sopra la loro povertà e sofferenza?
Quanto può ancora durare tutto questo prima che la reazione sia così forte da spazzare via tutto, anche le cose buone che, anche oggi, vengono fatte?
La “pace” è mediazione, dialogo, sopportazione del non sopportabile con il fine di arrivare ad una sintesi condivisa con l’altro, con l’avversario, l’interlocutore.
Esattamente quello che stiamo chiedendo al leader russo Putin di fare e, correttamente, dichiariamo che lui non ha fatto. Posso, però, sommessamente chiedere a noi occidentali se noi lo abbiamo fatto nei confronti della Russia?
“Pace” in Ucraina fra gli interessi di Putin e quelli di un Occidente nascosto dietro alla NATO ma ancor più nascosto dietro al legittimo desiderio del popolo ucraino di vivere liberamente la propria patria.
La pace si costruisce comprendendo l’altro, sapendosi fermare prima della guerra. Putin non lo ha saputo fare. Noi occidentali, noi NATO, siamo sicuri di non aver esagerato in questi anni in Ucraina?
Veramente volete, o voi grandi della terra, far credere a noi “cittadini semplici” che non sarebbe stato possibile dal 2014 ad oggi raggiungere un vero equilibrio fra i diversi, anche opposti, interessi di Occidente e Russia Putiniana? Possibile che l’unica opzione sia spingere la Russia verso un colpo di stato interno per avere, in seguito, un interlocutore più malleabile? E che farà l’occidente se questa ennesima esportazione di democrazia fallisse? In fondo esempi di fallimenti analoghi ne abbiamo visti tanti.
Non è che, forse, tutti voi, nessuno escluso da entrambi i lati del tavolo del contendere, pronunciate sempre la parola “solidarietà” ma, molto più prosaicamente, nel vostro animo, la leggete “tutela cinica dei nostri interessi”? Interessi ovviamente da tutelare sulla pelle, attraverso la pelle, dei poveri ucraini?
E domani chi saranno gli agnelli sacrificali della vostra bulimia di potere celata dietro la occidentale immensa capacità di essere “solidali a modo nostro”?
Solidarietà, parola immensa, soprattutto se unita alla parola “etica”, quella che permette di scegliere comprendendo dove sia il “bene” e dove il “male” non attraverso lo strumento dell’”interesse personale”.
Proviamoci, è forse già tardi, ma dobbiamo provarci.
Questo noi “cittadini semplici” chiediamo a voi “grandi della terra”, banalmente, un cambio di passo.
Magari una nuova Yalta. Sapete certe volte copiare è molto meglio che inventare. A me lo ha insegnato Giovanbattista Vico. Lettura interessante, credetemi.
Ignoto Uno
27/03/2022
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