GRANO: NE HA BISOGNO IL POPOLO - ETTORE LEMBO NEWS

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GRANO: NE HA BISOGNO
IL POPOLO O SERVE
ALLA POLITICA?

Grano: quella parola che tanto incoraggia ma allo stesso tempo spaventa, che rappresenta la speranza dei comuni cittadini di avere un barlume di normalità all’interno del conflitto russo-ucraino, e allo stesso tempo quella parola che si pone come termine chiave di numerosi accordi di pace, di incontri internazionali volti, almeno in teoria, a far riprendere il flusso di questa preziosa risorsa che, partendo dall’Ucraina, dovrebbe andare ad alimentare le scorte dei Paesi esteri. Proprio ieri ci è giunta la notizia della partenza dal porto di Odessa di una delle navi mercantili cariche di cereali, forse come risultato degli accordi presi recentemente in Turchia, in particolare la Black Sea Grain Initiative firmata a Istanbul il 22 luglio.
"La nave Razoni, [battente bandiera della Sierra Leone], è attesa per il 2 agosto a Istanbul. Proseguirà il suo viaggio verso la sua destinazione dopo le ispezioni che saranno effettuate a Istanbul", ha annunciato il ministero della Difesa turco, in base alle parole dell’ANSA, mentre l’AdnKronos spiega che "ci vorranno una trentina di ore per percorrere le 340 miglia nautiche che separano il porto di Odessa dal Bosforo in Turchia. La destinazione finale saranno Paesi africani". "L'Ucraina, insieme ai nostri partner, ha fatto un altro passo oggi nella prevenzione della fame nel mondo", ha dichiarato Oleksandr Kubrakov, il ministro delle infrastrutture dell'Ucraina. La revoca del blocco, secondo quanto riporta il Guardian, "darebbe all'economia ucraina 1 miliardo di dollari di entrate in valuta estera".
"Siamo lieti per la partenza della prima nave, è un primo passo ed è necessario implementare l'accordo nella sua interezza", ha detto il portavoce della Commissione Ue, Eric Mamer, nel briefing con la stampa, secondo l’ANSA, la quale aggiunge che "il Cremlino ritiene un fatto ‘molto positivo’ la partenza da Odessa di una prima nave con cereale ucraino e la considera ‘una buona occasione per testare l'efficacia’ degli accordi di Istanbul: lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ripreso dall'agenzia Interfax". Il ministro della Difesa turco Hulusi Akar, durante un'intervista con Anadolu, ha poi ammesso che "la Turchia sarebbe felice di dare il proprio contributo per sbloccare la situazione anche riguardo al grano in attesa di essere esportato dai porti della Russia".
"Gli alleati della Nato sostengono con forza la piena attuazione dell'accordo per alleviare la crisi alimentare globale causata dalla guerra della Russia in Ucraina". Lo scrive in un tweet il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, mentre il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli sostiene che questo sia "l'inizio di un percorso per una maggiore garanzia di sicurezza alimentare, soprattutto nelle parti più povere del mondo; l’Ucraina è sempre stata un fornitore di cereali per gran parte dell'Africa e credo che sia oggi necessario in qualche modo svuotare i silos e poi anche cercare di aumentare la capacità di produzione che quest'anno sarà limitata: per l'Italia cambia poco, ma cambia sicuramente per lo scenario mondiale". Così è quanto cita l’ANSA in un recente articolo. Secondo l’AdnKronos, invece, "il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha accolto favorevolmente 'la partenza in sicurezza dal porto di Odessa' della prima nave con a bordo grano bloccato in Ucraina, dicendo che [...] ‘garantire che i cereali e i generi alimentari esistenti possano spostarsi sui mercati globali è un imperativo umanitario'".
Tuttavia questo evento non è accolto solo da ondate di fiducia e ottimismo: come si legge in un articolo dell’AdnKronos, Ugo Poletti, direttore del giornale online in lingua inglese 'The Odessa Journal’, afferma: "negli ultimi due giorni Odessa ha subito meno attacchi missilistici e se il corridoio funziona non è una garanzia. [...] Non credo che ci possa essere una connessione diretta con un inizio di trattativa, credo molto poco alla tesi secondo la quale 'ora che siete riusciti a parlarvi attorno a un tavolo, chissà magari domani inizierete a negoziare cose più serie'. [...] La guerra si deciderà sul campo di battaglia: i russi hanno obiettivi militari e ambizioni, fino a quando queste ambizioni non caleranno, fino a quando militarmente non si arriverà a un punto di vantaggio per i russi, solo allora inizieranno i negoziati". Poletti continua poi spiegando: "al momento sono 16 le navi che stanno caricando e sono pronte per prendere il mare, ma sono circa 85 quelle chiuse nei porti e non è detto che tutte approfittino di questa rischiosa opportunità, si tratta di una questione di costi-benefici perché oggi come oggi costa di meno a una nave caricare lo stesso grano in Russia che partire da un porto ucraino". Tuttavia, "i russi hanno convenienza che escano alcuni cargo dall'Ucraina perché questo fa guadagnare loro un credito dal punto di vista diplomatico", spiega, citando "l'intensa e decisa attività diplomatica che i russi stanno facendo in tutto il Nord Africa per avere da questi Paesi un eventuale voto in sede Onu nel caso in cui ci fossero delicate votazioni".
Ecco quindi la questione intorno al tanto discusso grano: che cosa costituisce, in realtà, questa materia fondamentale, quale posto occupa dentro al conflitto russo-ucraino? Si tratta, come dovrebbe essere per logica e per natura, di un bene destinato alla popolazione, oppure è diventato, o meglio, sta diventando quella patata bollente che la politica internazionale gestisce nell'indifferenza o nel danno di chi davvero ne ha bisogno?
Boris Borlenghi
02/08/2022
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