“ID VELIS QUOD POSSIS” CASA DEI VALLATI - ETTORE LEMBO NEWS

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“Id velis quod possis”

L’ingegner romano Fabio Leone ha dedicato molti anni a studiare e narrare la città eterna.
Una passione legata alla sua attività professionale che lo ha portato a conoscere palmo a palmo la città.
Su Roma ha scritto sei libri, ognuno dedicato a un quadrante urbana. Testi di grande spessore sia per le immagini che contengono, sia per l’analisi dei suoi rapporti.
Il suo sguardo lo porta a riportare le scritte presenti sugli edifici dei singoli rioni e, attraverso esse, la saggezza della nostra magnifica, unica, capitale. Simbolo spesso bistrattato nei fatti dagli italiani e dagli stessi romani.
Vere e proprie  «facciate parlanti», affermazione che il senatore a vita Giulio Andreotti volle scrivere nella prefazione al secondo volume, uscito nel 2009, ove lo stesso scriveva  come «la cultura classica anziché bistrattata e guardata con un po’ di disprezzo come sarebbe avvenuto in seguito, era un tempo sentita come patrimonio comune e largamente condiviso».
Fra le tante citazioni dai palazzi romani, oggi, mi vorrei soffermare su questa: “Id velis quod possis” ovvero “desidera quello che puoi conseguire”.
Questa scritta appare sulla Casa dei Vallati, precisamente su un architrave in via Portico d’Ottavia.
Una costruzione del ‘300 rimaneggiata nel ’500 e la cui scritta fu rinvenuta nel 1926 durante l’abbattimento delle casupole addossate al Teatro di Marcello.
«Id velis quod possis» fu tratta da una commedia di Terenzio, l’«Andria».
Al motto scelto dalla nobile famiglia si affianca oggi una targa che ricorda la deportazione del popolo ebraico dal ghetto nel 1943 di cui il Portico d’Ottavia è il cuore.
Questa è solo una delle tante suggestioni che questa magnifica città dona a chi ha il desiderio di mettersi in ascolto, di studiarla, di affrontarla con la cultura del dubbio.
Nel fare questo un “cittadino semplice” come me si accorge, con profondo disagio, della situazione di immenso abbandono che deve subire la nostra magnifica capitale.
Città sempre citata e mai amata. Città ricordata per il suo passato unico, per la convivenza con lo Stato del Vaticano, per la presenza del ceto politico tanto bistrattato ma altrettanto ossequiato. Città saccheggiata, mai rispettata, tantomeno ascoltata.
Eppure parla.
Ecco parla e ci insegnerebbe, se fosse sentito il suo messaggio, che si deve “desiderare quello che si può conseguire”.
Messaggio ai grandi del mondo in questi anni bui di sopraffazioni.
Messaggio all’ establishment statunitense ed al potere che vuole ampliare il suo “spazio di influenza” a dismisura.
Messaggio al leader russo che ha “invaso” e non “dialogato”.
Messaggio al potere, finanziario per lo più, europeo che sembrerebbe vivere la media borghesia come un “problema da risolvere”.
Messaggio alla NATO che vuole stravolgere il suo ruolo statutario.
Messaggio a chiunque abbia perso la capacità di mediare ed essere altruista.
Magnifiche parole queste ultime. Parole sagge che hanno garantito la stabilità ad ogni livello nei sistemi sociali ed economici.
“Sempre pareggiare, mai stravincere” dicevano gli “antichi”, cioè coloro che hanno costruito pace e benessere alle genti, coloro che “parlavano colto”, non in centotrenta caratteri.
Bei tempi quelli.
Oggi noi “cittadini semplici” sappiamo che i grandi della terra hanno l’obbligo di ragionare nel rispetto di quel aforisma.
“Id velis quod possis”  appunto, chi non comprende questo non è degno di governare l’umanità.
Ignoto Uno
16/05/2022
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