SIAMO NEL MESE LGTB - ETTORE LEMBO NEWS

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Siamo nel mese LGTB …..
alcune riflessioni

Il 27 giugno 1969  la polizia irruppe nel bar di Stonewall a Manhattan nella città di New York, un bar frequentato da omosessuali.
Questo causò violenti scontri fra le forze dell’ordine e la comunità che aveva in quel bar un luogo di ritrovo.
I “moti di  Stonewall”, così furono denominati, vengono considerati il simbolo che rappresenta la nascita del “movimento di liberazione gay” in tutto il mondo tanto da identificare nel 28 giugno, e in generale il mese di giugno, come data della "giornata (e mese) mondiale dell'orgoglio LGBT".
Molti anni sono passati e tanti cambiamenti sociali sono avvenuti, tanto è vero che nel 2019 la parata di New York che celebrava il 50º anniversario dei moti di Stonewall ha visto la presenza di cinque milioni di partecipanti nella sola Manhattan.
La gran parte di detti cambiamenti sociali non possono che essere ritenuti un fatto positivo del reciproco rispetto delle diverse opinioni, sensibilità, tendenze, anche sessuali.
Certamente il superamento di ogni ghetto è fatto altamente positivo e, parlando dei temi legati al mondo LGBT, oggi sono molti i locali di incontro di questa comunità. Locali che vengono rispettati dalla stragrande maggioranza della popolazione.
Purtroppo gli atti di violenza non mancano mai, vi sono nei confronti di membri di questa comunità come nei confronti delle donne, nei confronti di giovani meno capaci di auto tutelarsi perfino all’interno dei plessi scolastici. Addirittura nei confronti dei professori e dei genitori da parte di figli.
In alcuni casi lo chiamiamo “razzismo”, in altri “bullismo”.
In realtà dovremmo chiamarli tutti “analfabetismo sociale”.
Rimane il fatto che sono eccessi di una netta minoranza e come tali andrebbero stigmatizzati certamente, ma riportati senza quel eccesso di enfasi frequentemente percepibile nei resoconti dei media su questi casi.
Permettetemi una personalizzazione. Ai tempi in cui fui un teenager, alla fine degli anni ‘70, vivevo in un quartiere elegante di Roma e frequentavo una coetanea di una buona famiglia residente vicino a casa mia, peccato che fosse filippina. Lo racconto perché pressoché ogni volta che uscivamo insieme venivamo insultanti, anche molto violentemente , sia da coetanei che da adulti. In due casi rischiammo le “catenate”, al tempo usava così nei gruppi più violenti.
Oggi mi capita di camminare nello stesso quartiere e vedere molte coppie miste felici.
Il nostro occidente è cresciuto nel rispetto degli altri e va dichiarato. Al contrario si sentono sempre commenti con taglio negativo.
Per esempio in Stati Uniti si difendono i diritti dei neri americani con enorme enfasi e politicizzazione senza ricordare che la comunità nera americana ha espresso un presidente degli Stati Uniti, Obama, due segretari di stato, Colin Powel e Condoleza Rice, deputati e senatori, molti generali, professori e professionisti di successo. Fatto che dimostra che chi di loro ha voluto seguire la strada del merito e dell’impegno, pur tristemente provenendo da origini che hanno visto addirittura la schiavitù, ha avuto la possibilità di salire la scala sociale della nazione fino alle cariche più rappresentative.
Sempre per esempio i media non parlano d’altro che dei diritti degli omosessuali senza notare che la loro presenza è oramai facilmente percepibile, rispettata e diffusa ovunque.
Il cosiddetto “outing” è costante e non genera nessun moto di disprezzo nella stragrande parte della popolazione. Rimane una notizia, una come tante altre, che in libertà l’interessato decide di divulgare.
Personalmente non comprendo quale sia la necessità di farlo, ma lo rispetto. Non lo comprendo perché credo fortemente che la sfera dell’intimità sia, appunto, intima e non debba divenire pubblica.
Questo, sempre dal mio punto di vista, dovrebbe riguardare sia gli eterosessuali che gli omosessuali.
La spettacolarizzazione, anche mediatica, dei sentimenti non è, a mio avviso, una forma di evoluzione della società civile, bensì un drammatico impoverimento.
Il mese di giugno è dedicato agli LGTB, la vita privata ed i sentimenti, a mio avviso, dovrebbero vedere dedicati tutti i giorni dell’anno e non un mese deciso per decreto. Questo sia che il singolo appartenga alla comunità etero che omo.
Tutto questo mi sembra, lo dico con il massimo rispetto di chi prova sentimenti per persone dello stesso sesso, una politicizzazione ed una spettacolarizzazione triste e divisiva, in quanto tale nel tempo pericolosa.
Personalmente non capisco ne la “giornata della donna” ne il “mese LGTB”. A dire il vero di giornate ve ne sono oramai così tante che i “cittadini semplici” neanche le percepiscono più. Esattamente come i tanti “fiocchetti” di ogni colore che vediamo al bavero dei commentatori televisivi ogni due per tre.
Da “cittadino semplice” vorrei vedere più fatti concreti e meno demagogia e politicizzazione di questi elementi sociali, ma comprendo di chiedere troppo per il vuoto cosmico del mondo di oggi.
Ignoto Uno
05/06/2023
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