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2025

RACCOLTE > RACCOLTA LUIGI CRIMELLA > 2025
Chi vuole la guerra mentre Papa Leone XIV prega per la pace?
“Venerdì scorso abbiamo accompagnato con la preghiera e con il digiuno i nostri fratelli e le nostre sorelle che soffrono a causa delle guerre. Torno oggi a rivolgere un forte appello sia alle parti implicate che alla comunità internazionale affinché si ponga termine al conflitto in Terra Santa, che tanto terrore, distruzione e morte ha causato. Supplico che siano liberati tutti gli ostaggi, si raggiunga un cessate-il-fuoco permanente, si faciliti l'ingresso sicuro degli aiuti umanitari e venga integralmente rispettato il diritto umanitario, in particolare l'obbligo di tutelare i civili e i divieti di punizione collettiva, di uso indiscriminato della forza e di spostamento forzato della popolazione. Mi associo alla Dichiarazione congiunta dei Patriarchi greco-ortodosso e latino di Gerusalemme, che ieri hanno chiesto di "porre fine a questa spirale di violenza, di porre fine alla guerra e di dare priorità al bene comune delle persone”: sono le parole pronunciate da Papa Leone XIV durante l’udienza generale di mercoledì 27 agosto in Vaticano.

Si tratta di parole accorate, seppure nello stile asciutto del nuovo pontefice, che non alza la voce, non lancia invettive, semmai sottolinea con un accento a volte solo un po’ più “caldo” ciò che gli sta veramente a cuore: in questo caso si tratta della tregua e di un accordo per Gaza. Ma lo stesso ha fatto e detto in più occasioni per l’Ucraina e per i tanti altri conflitti minori che insanguinano il mondo.

Papa Leone XIV, salito al soglio pontificio pochi mesi fa, ha posto la pace al centro della sua missione pastorale fin dal primo saluto ai fedeli in piazza San Pietro nel giorno della sua elezione.
In più occasioni ha ribadito che la pace non è solo assenza di guerra, ma una costruzione quotidiana fatta di giustizia, perdono e ricerca del bene comune. In questa prospettiva, i suoi appelli sulla situazione in Ucraina e in Medio Oriente si sono distinti per il loro tono accorato, la profondità spirituale e la concretezza delle proposte.

La guerra in Ucraina rappresenta una ferita aperta nel cuore dell’Europa: in particolare quella dell’Est ma con forti ripercussioni anche a Ovest, specie per i paesi confinanti con la Russia. Leone XIV ha da subito pronunciato parole di vicinanza e solidarietà tanto alle vittime quanto alle famiglie colpite, ai rifugiati e a tutta la popolazione in sofferenza. I suoi interventi si sono sempre rivolti sia alle leadership politiche che alle comunità locali, senza mai dimenticare il ruolo fondamentale delle Chiese cristiane nello scenario ucraino. A questo riguardo, Leone XIV ha invitato i credenti di tutte le confessioni a unirsi in preghiera per la pace. Ha più volte incoraggiato le autorità internazionali a promuovere negoziati sinceri e soluzioni diplomatiche, ribadendo che «nessun interesse strategico giustifica il sacrificio di vite innocenti».

Di fronte ai tentativi di favorire il dialogo verso la pace del presidente degli USA Donald Trump, Leone XIV ha mantenuto un atteggiamento aperto e possibilista, pur non negando le difficoltà che tale opera di mediazione possa giungere facilmente a dei risultati tangibili e duraturi.
Ciò che colpisce oggi rispetto ai due principali conflitti in corso è che, se da un lato ci sono figure come quella del Papa che lanciano ripetuti appelli a cercare in ogni modo la via del dialogo e dell’accordo, dall’altro lato emergano personalità e visioni politiche rivolte invece a mantenere in vita i conflitti e anzi ad accentuare il riarmo, in vista di un loro progressivo inasprimento.

Stiamo parlando della logica distorta, tipo quella espressa dai cosiddetti “volonterosi” (in particolare Francia, Regno Unito e Germania) secondo la quale non solo si può tranquillamente scavalcare il naturale strumento di difesa del quale dispongono i paesi occidentali: vale a dire la NATO. Ma addirittura, secondo cui occorrerebbe accelerare l’azione di riarmo europeo, come sta facendo la Germania in primis ma anche le due potenze nucleari (Francia e Gran Bretagna) per un invio di truppe in Ucraina. Questo evento minerebbe i tentativi difficili di dialogo con la Russia di Putin, tramutando nei fatti la guerra in Ucraina nel detonatore di un conflitto continentale se non addirittura globale. Sarebbe pensabile a quel punto che potenze quali la Cina e l’India, che al momento sono piuttosto esplicitamente vicine alla Russia, si possano schierare più apertamente con il loro alleato commerciale del momento, innescando un pericoloso precedente verso un conflitto di proporzioni catastrofiche.

Dobbiamo quindi auspicare da un lato che la figura di Papa Leone XIV possa mantenere e anzi accrescere il suo ruolo di voce spirituale che orienta il più possibile i contendenti a percorsi di dialogo e di rappacificazione. Dall’altro lato non possiamo se non augurarci che i “volonterosi” smettano di montarsi la testa, assumendo posture e ruoli che loro non competono e che nemmeno convengono, in quanto farebbero la figura di piccoli vasi di coccio in mezzo a robusti vasi di ferro. In una parola, speriamo che il nostro Governo sappia da un lato mantenere un equilibrio tra il dovere morale di assicurare all’Ucraina la sua possibilità di difendersi dall’aggressione russa. Ma sappia anche, dall’altro lato, realisticamente compiere ogni sforzo a fianco degli USA perché i due paesi in guerra arrivino a sedersi allo stesso tavolo. E lo stesso percorso dovrà essere attuato tra Israele e Hamas, per tramite del Qatar e degli altri stati arabi vicini ai terroristi palestinesi.
Come credenti – ce lo ricorda spesso Papa Leone XIV – non possiamo che rivolgere preghiere al Dio della Pace. E’ l’unico che possa riuscire a cambiare i cuori dei “leader” prima che gli stessi si facciano prendere dalla tentazione del conflitto.

Luigi Crimella
Roma 29/08/2025
PAPA LEONE GUERRE E DIGIUNO
In Ucraina e a Gaza/Israele
in corso un “conflitto tra divinità”
La situazione attuale in Ucraina e nei territori di Israele e Palestina rappresenta un momento storico singolare, in cui la componente religiosa gioca un ruolo centrale nei conflitti. In Ucraina, la guerra vede contrapporsi due manifestazioni della Chiesa ortodossa (quella russa e quella di Kiev), entrambe pronte a “benedire” i reciproci eserciti perché vincano sulla parte avversa. In un certo senso, è apparso quasi come se il Dio cristiano dei russi fosse in lotta contro il Dio cristiano degli ucraini. Anche se lo scontro appare primariamente politico o territoriale, esso assume anche una dimensione spirituale, dove le due fazioni si percepiscono come difensori della vera fede.

Nel conflitto tra Israele e Hamas, la dimensione religiosa è ancora più evidente. E’ come se Javè, il Dio degli ebrei, e Allah, divinità dei musulmani, fossero sul terreno di battaglia, invocati dai rispettivi seguaci per ottenere la vittoria sull’odiato nemico. E’ nota la convinzione di Israele di avere diritto a occupare progressivamente la “terra promessa”, irrobustendo non solo il proprio territorio, ma attuando il destino biblico di “popolo eletto” sul quale si stende la protezione divina dalla “antica alleanza”. Dall’altra parte, gli ultimi in ordine di tempo tra gli avversari di Israele, cioè il gruppo terroristico islamista di Hamas, non ha mai nascosto il proprio disegno di combattere gli ebrei nell’area, sino al traguardo finale della distruzione dello stato di Israele, una cui tappa orrenda è stata la carneficina del 7 ottobre 2024, con oltre 1.200 morti ebrei in poche ore tra cui bambini, donne, anziani uccisi senza pietà nella maniera più barbara.

La situazione odierna è nota: nonostante gli sforzi attuati dal presidente degli USA Trump, per avviare trattative di pace tra i contendenti dei due conflitti, al momento non ci sono risultati tangibili. Ed ecco che è arrivato sulla scena internazionale il nuovo pontefice, Leone XIV, che da subito è apparso come un faro di speranza. Il Papa ha in numerose occasioni lanciato appelli per la pace e ultimamente ha indetto una giornata di preghiera e digiuno (22 agosto 2025), invitando tutti i credenti a unirsi in preghiera per ottenere da Dio il dono della pace nei numerosi conflitti in corso oggi nel mondo, a partire dai due più gravi di Ucraina e Gaza. Questo gesto simbolico sottolinea come non mai l'importanza della fede e della spiritualità come strumenti di riconciliazione ed è stato accolto dall’opinione pubblica mondiale con rispetto e ammirazione, sembra anche da parte di coloro che si dichiarano non credenti.

In effetti la situazione attuale appare davvero singolare, quasi unica nella storia dell’umanità. Essa in un certo senso può essere definita come un "conflitto tra divinità", dove le guerre non sono solo tra popoli, ma di riflesso e a volte esplicitamente tra le loro credenze più profonde.

A partire dalla giornata di preghiera e digiuno per la pace promossa da Leone XIV ci chiediamo quale sia oggi il reale livello di religiosità delle nostre società occidentali, un tempo largamente cristiane almeno a livello popolare. Vivere una giornata di digiuno e di preghiera significa infatti accogliere la prospettiva di una “salvezza” terrena che venga da Dio e non primariamente dagli uomini. Significa accettare che la pace non è determinata dalla potenza e dagli armamenti di coloro che si combattono, ma dal misterioso intervento divino che cambia i cuori dei contendenti e li orienta diversamente. Il Papa ha parlato di una pace “disarmata e disarmante” proprio nel senso di affidare la soluzione dei conflitti e la vittoria finale a Dio, che non ha bisogno di armi.

Potremmo porci la domanda: ma io credo veramente che Dio possa far partire un processo di revisione dei comportamenti degli Stati, dei loro capi politici e militari, della gente comune, perché si convincano ad abbandonare l’uso delle armi e a intavolare trattative di pace?

Tanto per fare un paio di nomi: solo se Putin e Zelenskij decidono che sia giunto il tempo di smetterla di spararsi e si siedono a un tavolo per trovare un accordo, la pace potrà arrivare. Ciò vale anche per Israele e i capi di Hamas: questi ultimi, che sono stati coloro che hanno scatenato la guerra, dovrebbero dare un segno liberando gli ultimi ostaggi ebrei nelle loro mani e poi chiedere a Israele di cessare le ostilità, sedendosi al tavolo delle trattative. Ciascuno dei contendenti dovrà essere disposto a dare credito all’ “avversario”, cedendo qualcosa pur di far finire le ostilità.

Ma perché questo avvenga occorre un pre-requisito che non è di natura politica o militare, ma squisitamente religioso: che i contendenti riconoscano di avere un padre comune (convenzionalmente chiamato Dio/Javé/Allah) e riconoscano l’ “altro” come un fratello nella comune umanità. Solo a partire da un tale punto di contatto, potrebbe in qualche modo avviarsi una qualche forma di cooperazione che possa condurre alla firma di trattati di pace vera.

In questo senso allora possiamo concludere che questo momento storico appare come una “profezia” della vittoria del bene supremo, identificabile nel Dio creatore, rispetto al male assoluto, che invece è rappresentato dal Demonio quale ispiratore dell’odio fratricida.

Queste due guerre in Ucraina e a Gaza, come del resto tutte le altre guerre più piccole e meno note in corso oggi, sono quindi l’emblema di un’epoca che è alla ricerca del bene assoluto e che purtroppo non riesce a individuarlo nell’unico sistema che l’uomo ha per andare d’accordo con gli altri: il dialogo rispettoso e franco sotto gli occhi di Dio, alla ricerca di soluzioni condivise.

Speriamo che la giornata di preghiera e digiuno abbia potuto raggiungere almeno in parte il suo scopo, tramutandosi in un cambiamento del cuore e in energia nuova e genuina per imboccare percorsi di fratellanza. Le prossime settimane di diranno ….

Luigi Crimella
Roma, 24/08/2025
Papa Leone XIV: come si sta facendo conoscere
ai credenti e al mondo
Dopo il periodo di attenzione curiosa e quasi incredula per il profondo cambio di stile papale, rispetto alla figura del predecessore Francesco, ora per il nuovo pontefice Leone XIV inizia la fase della “normalizzazione”. Il senso di questo periodo di avvenuto rodaggio per il secondo pontefice venuto “da molto lontano” (come Bergoglio), è che ora per i cattolici di tutto il mondo si tratta di prendere atto che una certa notevole “discontinuità” si sta registrando quasi ogni giorno.
Leone XIV parla, si muove, agisce, incontra ogni genere di persone, dalle più altolocate ai fedeli e pellegrini più umili, con notevole discrezione e naturalezza. Rifugge da gesti clamorosi, tipo quelli compiuti da Francesco di uscire a piedi a comprarsi gli occhiali a Borgo Pio, oppure di viaggiare su una auto di media cilindrata, mentre i suoi dignitari e le guardie del corpo viaggiavano su berline di lusso in dotazione al Vaticano da sempre. Rifugge anche, anzi ha subito messo in chiaro che non seguirà l’esempio di Francesco, dal voler vivere in mezzo agli altri ecclesiastici in una stanzetta anonima di casa Santa Marta. Leone ha invece scelto di ripristinare l’appartamento papale al terzo piano del palazzo apostolico, dove del resto nei precedenti dodici anni non sono mai cessate le udienze ufficiali a capi di stato e autorità varie. E’ pure tornato a Castel Gandolfo con la gioia degli abitanti del posto, per passare un po’ di vacanza e di riposo.
Se con Francesco eravamo di fronte a un pontefice “un po’ sinistrino”, come lui stesso si definì, umbratile, contestatore del mondo occidentale, con Leone invece siamo tornati al Papa con la P maiuscola, che indossa gli abiti papali senza vergognarsene, anzi per sottolineare la dignità del compito di “Vicario di Cristo” che ha accettato di assumere dopo il voto dei confratelli cardinali in Conclave.
Vediamo alcune differenze che potrebbero connotare il suo pontificato.
GEOPOLITICA E RUOLO DELLA SANTA SEDE
Come ha subito mostrato occupandosi in prima persona con decisione e particolare abilità diplomatica, Leone XIV tiene molto al ruolo della Santa Sede quale operatrice di pace e di solidarietà internazionale. Si è subito cimentato con le due più gravi crisi in corso (Ucraina e Gaza), e non ha risparmiato pensieri anche duri versi le parti in causa. Però al contempo, si è anche dimostrato molto elastico e “fluido” (non nel senso del gender che oggi va molto di moda!) nell’aprire spiragli di dialogo laddove sembrava che qualcosa potesse muoversi a favore della pace. Insomma, Leone XIV vuole ridare alla Santa Sede quel ruolo che è sempre stato tipico del più piccolo stato al mondo, ma che gode – grazie a Dio, diciamo – di una autorevolezza e una influenza diplomatica internazionale all’altezza delle altre grandi potenze del momento: USA e Cina soprattutto, con a seguire l’Unione Europea e il resto dei paesi dei continenti Brics (quelli in via di sviluppo). Leone XIV, in una parola, ha fatto capire che intende essere un interlocutore equidistante da tutti e partecipe di tutti i problemi e di tutti i drammi che l’umanità oggi sta vivendo. Da questo punto di vista si può dire che in pochi mesi abbia già in qualche modo centrato l’obiettivo, perché le Cancellerie internazionali trattano il Vaticano con rispetto evidente e diretto.
MORALE SESSUALE E MATRIMONIALE
Uno dei campi più delicati nei quali “l’effervescenza” creativa di Francesco aveva dato il meglio di sé, creando non pochi malumori e dissensi su scala mondiale all’interno della Chiesa, era stato quello della morale sessuale. Da quel famoso “chi sono io per giudicare” riferito a un gay che “cerca Dio”, Bergoglio aveva inanellato una serie di pronunciamenti in varie occasioni in cui la sessualità balzava all’attenzione della Chiesa e veniva reinterpretata in chiave freudiana, con aperture di spiragli di permissivismo sconcertanti per buona parte dei credenti. Basti pensare alla “comunione ai divorziati risposati”, per la quale si era spinto a esprimere tortuosamente un sostanziale lasciapassare da “Familiaris laetitia” in avanti, fino al “Dio vi ama così come siete” detto in più occasioni a gay e trans, come a dire che non serve cambiare comportamenti e che, quindi, né l’adulterio, né l’omosessualità attiva e consapevole fossero più da considerare peccati. Da ultimo si era cimentato con il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede nel varo della “benedizione delle coppie omosessuali”, quasi si trattasse della istituzione di un nuovo tipo di “matrimonio” approvato dalla Chiesa suscitando reazioni e resistenze molto forti, specie in Africa. Insomma, Francesco aveva decisamente rotto gli schemi e soprattutto aveva dato l’impressione che il Decalogo di Mosè, ricevuto da Dio sul monte Sinai, fosse da considerare sostanzialmente superato dai tempi moderni della “fluidità” identitaria e della libertà di comportamento sessuale, quasi fossero una nuova dimensione della rivelazione divina!
Dal canto suo Leone XIV ha più o meno subito, nel giro di poche settimane, (quasi) rimesso le cose a posto. Senza mai rinnegare apertamente il predecessore, ha fatto intendere che il matrimonio uomo-donna è l’unico rapporto che la Rivelazione divina indica come paradigma dell’amore più vero, responsabile e salutare per la famiglia umana. La “misericordia”, tanto sbandierata da Francesco quale canone da applicare non a dei “peccatori”, ma piuttosto a persone mosse da istinti e pulsioni che era giusto liberare, rimane per Leone XIV nel sottofondo del messaggio evangelico. Ma questo – ha sottolineato Leone – non a scapito degli insegnamenti della Bibbia e soprattutto del Vangelo che esige da tutti impegno, sacrificio e – nello specifico ambito della sessualità – una attenzione particolare a vivere nella castità pertinente al proprio stato di vita. Vedremo dove porterà questo percorso di ritorno agli insegnamenti di sempre della Chiesa, pur in un contesto secolarizzato e orientato al pragmatismo dei valori tanto nel mondo occidentale post-cristiano, quanto nei contesti dei paesi in via di sviluppo dove si registra comunque una forte presenza di fedeli che seguono il Vangelo.
SINODALITA’ E RUOLO DELLA GERARCHIA
Uno degli ultimi cavalli di battaglia di Francesco era stato quella della “sinodalità”, quale modalità di vivere la Chiesa con il convergere di gerarchia, religiosi e fedeli laici in una sorta di parlamentino permanente per condurre le strutture religiose (parrocchie, diocesi, associazioni e movimenti) in una forma più “democratica” e partecipata e senza il predominio del clero. Francesco aveva infatti più volte criticato quello che lui definiva il “clericalismo”, come se il ruolo di guida, santificazione e missione dei preti fosse una cosa da limitare e mettere sotto il controllo di tutto il “popolo di Dio”, con quasi un ribaltamento della piramide gerarchica interna alla Chiesa. Su questo punto Leone XIV è stato finora molto cauto, elogiando l’intuizione del predecessore e anzi rilanciando la sinodalità quale orientamento positivo per un maggiore coinvolgimento dei fedeli a tutti i livelli. Però, al tempo stesso Papa Prevost ha fatto intendere, più con i gesti che con le parole, che il ruolo della gerarchia voluta da Gesù con l’istituzione di “Pietro” sul quale è “fondata la Chiesa” e accanto a lui dei successori degli apostoli (i Vescovi, oggi oltre 4 mila in tutti i continenti), rimane centrale e indispensabile, soprattutto per la funzione ministeriale e sacramentale del clero che non è di volontà e istituzione umana, ma divina e quindi indiscutibile.
Anche in questo campo vedremo come Leone XIV procederà. Le premesse appaiono molto incoraggianti: apertura a questa nuova dimensione ecclesiale ben governata e dinamica, senza però umiliare o snaturare la funzione e il ruolo di quanti sono investiti dell’ordine sacro. Si inquadra a questo livello anche il tema della “ordinazione delle donne” che sembra non essere assolutamente alle viste di Papa Leone, come pure quello dei “viri probati”, specie di preti-sposati che nelle zone più impervie delle nazioni quali Brasile o Africa dovevano supplire con funzioni liturgiche diverse alla carenza di preti … Vedremo!
IL NUOVO PAPA E LA POLITICA MONDIALE
E’ rimasto per ultimo il tema vasto e complesso degli orientamenti politici di Leone XIV. Basti pensare alle sue origini statunitensi e alla sua abilità di rapporti con Trump mostrata sin dai primissimi giorni. Papa Prevost non è anti-occidentale come era invece di fatto Francesco. Però non è nemmeno inquadrabile come un pontefice filo occidentale, che guarda al resto del mondo da un’area oggi fondamentalmente agnostica, incredula, segnata da pulsioni Woke, di cancellazione delle nostre origini ebraico-cristiane come sta avvenendo specie nella università e nei circoli culturali e giornalistici progressisti negli Usa e in Europa. In questi ambienti si è fatto a gara a insegnare che tutte le colpe dei guai e delle guerre in corso nel mondo siano di noi paesi occidentali, colpevoli di avere “colonizzato” e sfruttato il resto del mondo. Sappiamo bene che così non è, pur dovendo ammettere che qualche eccesso in tale direzione ci fu nei secoli scorsi.
E’ pensabile che il nuovo Papa corrobori una visione dell’Occidente ancora portatore di valori cristiani di fondo, accanto al dovere di sostenere lo sviluppo dei paesi più poveri. Oggi è lecito aspettarsi dalla Santa Sede una particolare attenzione al rapporto con nazioni gigantesche quali Cina e India che insieme assommano a tre miliardi di uomini, oltre che con l’Africa che sta crescendo a ritmi vertiginosi sia in termini di popolazione sia di sviluppo, per la presenza di aziende e finanziamenti russi, cinesi e dei paesi ed emirati arabi. Il continente “nero” potrebbe rappresentare alla fine di questo secolo, se mantenesse gli attuali ritmi di crescita demografica, il 40 per cento della popolazione mondiale. Ora è chiaro che un mondo dove in Occidente non nascono quasi più bambini e invece in Africa ci sono ancora tre-quattro figli per donna, potrebbe prefigurare la quasi scomparsa numerica e sostanziale della cultura occidentale con tutti i suoi valori e traguardi raggiunti. C’è da ritenere che Leone XIV abbia ben presente questa prospettiva pericolosa, soprattutto per le pesantissime ripercussioni sulla cristianità nel suo complesso e sul cattolicesimo mondiale in quanto tale.
PROFILO “BASSO”, IDEE CHIARE E VISIONE LUNGIMIRANTE
Leone XIV sembra voler mantenere un profilo “basso”, anche se in realtà interviene con precisione e chiarezza notevole. Purtroppo, i fedeli cattolici e non solo loro, essendo stati abituati a battute, piccoli show e conferenze stampa effervescenti di Francesco specie in aereo al ritorno da viaggi apostolici, hanno oggi quali l’impressione che il nuovo Papa “non faccia niente”. Invece non è affatto così. E’ un pontefice intelligente, colto, molto spirituale e anche al tempo stesso molto pragmatico. Agisce non per “apparire”, come spesso faceva Francesco, ma per proporre una visione cristiana integrale. Di fatto è una figura più difficile da capire, perché non cerca le facili emozioni e gli show mediatici. Nostro compito di credenti e di persone attente allo svolgersi della storia, è di seguirlo e soprattutto “leggerlo” sul sito vatican.va, per poter essere al passo con i tempi difficili che stiamo vivendo.
Luigi Crimella
26/07/2025
Cosa c’entra il Rapporto Eurispes
con il nuovo Papa Leone XIV?


Nel 37° Rapporto Italia presentato giovedì 29 maggio a Roma dall’Eurispes ci sono alcuni temi che penso possano interessare molto al nuovo Papa Leone XIV. Vado con ordine.
Il rapporto, sintetizzato davanti a una platea di autorità civili, politiche e militari dal presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara, si occupa di una miriade di temi sociali: si va dal ruolo delle istituzioni pubbliche a quello di partiti e sindacati, dal sistema sanitario a quello formativo e dell’università, dalla protezione civile al volontariato, dal mondo produttivo alla ricerca, dalla condizione delle famiglie al costo della vita, dalle ricchezze naturali e turistiche del nostro paese ai temi della sicurezza e del degrado ambientale. E ancora dalle truffe e microcriminalità ai fenomeni di antisemitismo, dall’uso dei social ai temi delle carceri. E potremmo proseguire a lungo, perché il volume di quasi 900 pagine scandaglia una mole di dati, indagini e ricerche che forniscono un quadro aggiornato della situazione sociale del nostro paese.
In questa sede, tornando al nuovo Papa, vogliamo attirare l’attenzione sui temi etici così come li ha rilevati lo studio dell’Eurispes.

Cosa afferma l’Eurispes su sesso, gender, vita e morte
La ricerca sottolinea che gli italiani favorevoli all’eutanasia sarebbero il 67,9%, mentre il 65,7% sosterrebbe la possibilità di ricorrere all’eutanasia in caso di demenza senile avanzata se indicato dalla persona nelle proprie disposizioni anticipate. Il suicidio assistito con l’ausilio di un medico troverebbe favorevoli il 46,9% dei cittadini. Oltre al dato che il 77,8% degli italiani si dicono favorevoli al testamento biologico, largo consenso troverebbe la tutela giuridica delle coppie di fatto indipendentemente dal sesso (70,2%) come pure i matrimoni per le persone dello stesso sesso (66,8%). Quanto alle adozioni di figli per le coppie omosessuali i favorevoli sarebbero il 51,9% e coloro che pensano che anche i single possano adottare sarebbero il 54,3%. Altri dati rilevanti riguardano il favore verso la fecondazione eterologa (59,7%) e il riconoscimento della identità di genere prescindendo dal proprio sesso di nascita (maschio o femmina) che ha il favore del 51,1%. Preferenze più basse ricevono l’utero in affitto (35,5%) e il cambio di sesso autopercepito dall’interessato (37,2%). Il 50,2% concorda sul fatto che le persone omosessuali/bisessuali/trans siano discriminate nel mondo del lavoro e il 51,3% che lo siano nei rapporti sociali. Potremmo aggiungere i favorevoli alla legalizzazione delle droghe leggere (42%) e quella della prostituzione (48,2%). Questo elenco di tematiche etiche/bioetiche, non contempla l’aborto che viene dato per scontato quale legge ormai vigente dal 1978, sulla base della quale sono stati soppressi nel nostro paese circa 3,5 milioni di feti (calcolando una media di 70 mila aborti ogni anno per 47 anni).

I temi sui quali i cattolici italiani attendono risposte dal magistero
Leone XIV è alla guida della Chiesa universale e, in quanto Vescovo di Roma è anche Primate d’Italia, quindi il “capo” di tutti i Vescovi del nostro paese. Le attese degli italiani, credenti e non, nei suoi confronti sono subito parse grandi e affettuose. Specie sui temi più “caldi” e divisivi oggi c’è bisogno di parole che confortino e sorreggano nella difficile arte del vivere, in un mondo nel quale i parametri morali sono andati in frantumi. Ecco alcune questioni sulle quali Leone XIV potrebbe intervenire per far risuonare la voce della Chiesa e confortare i credenti.
Difesa della vita: il popolo italiano è comunque cattolico, anche se poco praticante. In larga maggioranza si riscontra nelle nostre comunità una sorta di “indifferenza” ai temi dell’aborto, che rimane purtroppo la soppressione di un nascituro da parte della propria madre, d’accordo o meno col padre naturale.
Sesso: sui temi della sessualità e in particolare delle unioni tra persone dello stesso sesso, c’è bisogno di tornare sul l’annuncio dell’amore fedele, fecondo e per tutta la vita che la dottrina cattolica riserva solo al rapporto tra un uomo e una donna. La propaganda omosessualista degli ultimi decenni ha indotto comportamenti di silenzio e di assuefazioni rispetto alle “pretese” del mondo gay, che esigono il loro riconoscimento quale “coppia”, non solo da parte dello Stato ma anche da parte della Chiesa. E’ lecito attendersi pronunciamenti che ribadiscano la dottrina cattolica di sempre che aveva configurato questo genere di rapporti tra quelli non ammessi dalla morale cristiana in quanto peccaminosi.
Adozioni da parte di coppie omosessuali o di singoli: ci si aspetta che venga ribadita la dottrina e il convincimento psico-pedagogico che è meglio per un bambino avere un padre e una madre adottivi quale coppia naturale che fa respirare le differenze sessuali volute dal Creatore. Ciò andrebbe contro le “pretese” pseudo-pedagogiche che “due papà” o “due mamme” possano educare “come” una coppia formata da un uomo e una donna, anzi qualche volta si dice che educherebbero addirittura meglio!
Cambio di sesso e fenomeno dei trans: l’attesa è che il Papa ribadisca gli insegnamenti magisteriali sul dovere dei credenti di non forzare la natura e la volontà di Dio che ci ha fatti maschi e femmine e che ci chiede di dare il meglio di noi proprio a partire dal sesso naturale ricevuto col concepimento.
Disforia di genere e sesso autopercepito: dalla Chiesa ci si attende che torni l’insegnamento e l’educazione dei giovanissimi rispettosa dei processi di maturazione psico-affettiva. Ciò evitando di instillare negli stessi il dubbio che “siano nati sbagliati” e che quindi siano autorizzati, anche contro la volontà dei propri genitori, a iniziare pericolosissimi percorsi di “transizione” basati su medicamenti devastanti e dai quali non si potrà più tornare indietro.
Droghe e prostituzione: si spera che il Papa voglia ribadire a chiare lettere che non è bene demolire il proprio corpo (e la propria anima) con pratiche devastanti quali l’uso di sostanze allucinogene oppure tramite l’accesso a una sessualità sregolata, immorale e mercificata.
Eutanasia e suicidio assistito: è lecito aspettarsi che verrà rilanciata la legge morale che la vita vada rispettata sempre, dal concepimento alla morte naturale, evitando quindi tanto l’aborto quanto la pratica della “dolce morte”, che poi proprio “dolce” non è perché implica l’utilizzo di sostanze che normalmente sono le stesse che vengono utilizzate dagli stati che applicano la pena di morte. Non è proprio una bella prospettiva!

La fiducia in Papa Leone XIV
Abbiamo visto come si è da subito mosso il nuovo pontefice: ha cambiato la “papamobile”, tornerà nell’appartamento del Palazzo Apostolico, ha scelto gli abiti tradizionali che erano cari a Papa Ratzinger, ha fatto discorsi nei quali con una certa determinazione, mista alla sua naturale “dolcezza”, ha ribadito concezioni dottrinali e morali care alle orecchie più tradizionalistiche del cattolicesimo. Tuttavia, sui temi etici sollevati dall’Eurispes forse potrebbe avere più difficoltà a intervenire in maniera aperta e diretta, per via del mainstream giornalistico e politico di quanti lo avevano già arruolato nelle fila dei “progressisti”. Già si è avuto qualche sintomo di opposizione e di rifiuto da parte delle comunità LGBTQ+ quando ha detto in uno dei primissimi discorsi che il matrimonio è tra un uomo e una donna. Ebbene, c’è stata una immediata sollevazione del mondo gay.
Non dubitiamo che il Papa mostrerà, come ha già fatto, intelligenza pastorale e fiuto spirituale per offrire ai credenti (e anche ai non-credenti) le giuste parole di incoraggiamento circa gli argomenti etici trattati qui sopra: la gente ne ha bisogno, la cultura e il giornalismo ne hanno bisogno, perché ormai c’è troppa “confusione sotto il sole”.
Siamo certi che dalla Chiesa torneremo a sentire parole chiare e precise, che non lasceranno spazio a dubbi e a interpretazioni ambigue.
Luigi Crimella
30/05/2025
Leone XIV: cosa ci possiamo aspettare dal suo pontificato?
Per spiegare in quale momento storico si trovi la Chiesa cattolica oggi, dopo la nomina al soglio pontificio di Leone XIV, basta fermarsi sul titolo scelto da uno dei principali quotidiani italiani per l’intervista all’ex-segretario particolare di Papa Benedetto XVI, mons. Georg Gänswein. Il titolo è stato: “E’ finita la stagione dell’arbitrarietà. Il passato confuso deve essere superato”. Poche parole, chiare e dirette, a bollare l’epoca Bergoglio come “confusa” e dottrinalmente e pastoralmente “arbitraria”.

Occorre ammettere che lo sconquasso del primo papa Gesuita sia stato notevole, e si è visto come la Chiesa nel suo insieme abbia traballato non poco: in Africa c’è stata una sollevazione pressoché generale al documento sulla benedizione delle coppie omosessuali. Negli USA Bergoglio è stato interpretato come una specie di “apostata” per i tanti attacchi alla tradizione dalla messa in latino, di fatto quasi vietata, all’aborto non combattuto adeguatamente, viste le “benedizioni” al presidente filoabortista Biden. In Europa la frattura tra le élite cattoliche progressiste e la base popolare più legata alla tradizione ha prodotto uno scollamento profondo tra i fedeli: le chiese si sono svuotate, le vocazioni sono crollate, i seminari e monasteri quasi svuotati.

Il nuovo pontefice Robert Francis Prevost, cardinale venuto dalle Americhe, nato negli Usa a Chicago, superiore degli Agostiniani, missionario e vescovo in Perù, fino alla nomina a prefetto della Congregazione per i Vescovi, ha davanti a sé una sfida enorme e multiforme. Dovrà affrontare problematiche teologiche, pastorali, etiche, sociali, geopolitiche, economiche. Roba da far tremare i polsi a tanti, forse quasi a tutti, tranne che a lui.

Papa Leone XIV, “leone” di nome e di fatto!

Se andassimo a spulciare il sito “collegeofcardinalsreport”, dove troviamo un breve profilo di tutti i cardinali e la sintesi delle posizioni sui principali temi “caldi”, quali comunione ai divorziati, benedizioni unioni gay, diaconato femminile, celibato dei preti, messa in latino, accordi Vaticano-Cina, Chiesa sinodale, scopriremmo che Prevost si collocava tra i più neutrali e “defilati”.

Appena eletto, sul loggiato della basilica di San Pietro, è subito parso mite, determinato ma soprattutto uomo e prete di fede solida.

Immediatamente ha detto, molto chiaramente, che i ministri della Chiesa devono “scomsparire” perché rimanga al centro dell’attenzione Cristo. Ha cioè usato le stesse parole di Giovanni il Battista, che aveva affermato: “Bisogna che Cristo cresca e che io diminuisca”!

Ha poi fatto recitare in mondovisione una Ave Maria, con centinaia di emittenti per circa duecento paesi collegati e che lo inquadravano con stupore per essere il primo Papa statunitense.

L’uomo più potente della terra a livello morale, anche lui degli USA, come curiosamente accanto all’altro uomo più potente della terra a livello economico e militare!

Ha invocato la pace ripetendo le parole di Gesù: “vi do la mia pace!”.

Si è presentato di fatto con gli stessi abiti di Benedetto XVI, quelli tradizionali, che invece erano stati rifiutati da Francesco che apparve vestito di bianco. Tante sorprese, come si è visto.

Domenica prossima, giorno della sua “intronizzazione”, saranno di nuovo presenti a Roma le delegazioni di quasi 200 paesi, a significare la centralità, l’autorevolezza, la forte reputazione morale e spirituale della Chiesa che, nonostante le bizzarrie e gli eccessi del predecessore, pare non siano affatto venute meno.

Nella sua prima settimana di “regno”, Leone ha già stupito con le sue visite a sorpresa a santuari, basiliche, ai suoi confratelli religiosi, oppure tra i fedeli sotto il Colonnato del Bernini, o ancora all’incontro con i 4 mila giornalisti di tutto il mondo accorsi a Roma per il Conclave, o anche con la proroga di tutti gli incarichi apicali della Santa Sede, in gran maggioranza voluti da Bergoglio.

Il fatto che sia stato scelto velocemente, alla quarta votazione, pare con quasi l’80 per cento delle preferenze, lascia pensare che a Leone XIV sia stato chiesto di “pacificare” la Chiesa rispetto alle profonde divisioni interne. Viene considerato un innovatore, perché sostiene la “sinodalità” tanto cara a Francesco, ma anche un tradizionalista perché ha a cuore “l’autorità” e la tradizione tanto care a Giovanni Paolo II e a Benedetto XVI. Viene anche considerato un potenziale pacificatore su scala geopolitica, in quanto ha i tratti miti ma determinati del Leone Magno che fermò Attila: qualcuno pensa che dovrà fermare Putin. E magari anche pacificare la Terrasanta!

Sarà un Papa “pastore” e “di governo” insieme? In molti lo sperano, e qualche prova in tal senso l’ha già data mostrando sì una “continuità” rispetto ai temi di Francesco, ma anche la discontinuità di un pontefice che ha scelto di abitare negli appartamenti del terzo piano del Palazzo Apostolico, di tornare ad usare un’auto degna di un sovrano seppure non lussuosa, di presentarsi con quel distacco austero che non significa senso di superiorità ma la consapevolezza del suo ruolo di guida spirituale.

In concreto, cosa possiamo attenderci da qui in avanti?

Proviamo risposte sintetiche: primo un dialogo col mondo diretto e innovativo, non solo coi mezzi tradizionali ma anche grazie al suo curioso coinvolgimento coi social media, di cui fa uso personale da diversi anni.

Secondo: proseguire l’impegno della Chiesa, sulla scia della “Rerum Novarum” di Leone XIII (1891) per la giustizia sociale, il lavoro, la povertà, fino ai temi della intelligenza artificiale che gli stanno molto a cuore.

Terzo: proseguire anche col dialogo interreligioso, senza piegare la Chiesa a forme di sudditanza verso altre fedi o altri credo “strani”, come nel caso del culto della Pachamana approdato in Vaticano tra lo scandalo di molti. Su questo ha già aperto il dialogo con gli ebrei, che invece erano entrati in urto con Francesco per via di alcune sue prese di posizioni dure rispetto al conflitto a Gaza.

Quarto: continuare anche sui temi del creato, ma senza subire i diktat e le eco-follie degli ambientalisti più estremi stile Greta Thumberg.

Quinto: affrontare la riforma della Curia romana partendo da quello che i “maligni” dicono essere uno dei motivi per i quali è stato scelto. Salvare le finanze vaticane col ritorno degli aiuti dagli USA, rispetto al deficit annuale molto elevato ma soprattutto a un debito pensionistico monstre che, se non gestito, potrebbero far saltare i bilanci della Santa Sede.

Sesto: infine, quello che sinceramente ci auguriamo, che davvero Leone XIV rimetta al centro la persona di Cristo, il suo Vangelo, la preghiera, i sacramenti, la Parola di Dio in qualunque lingua venga celebrata e meditata, anche in latino, perché no? Purchè questa stessa parola possa giungere a tutti.

Non si tratta di fare proselitismo, cosa che non piaceva a Francesco, ma di fare annuncio missionario. E Leone XIV è stato soprattutto un missionario, quindi è prevedibile che non rinnegherà la sua storia personale che lo ha portato, da missionario, sul soglio più importante della Chiesa e forse del mondo.

Luigi Crimella
15/05/2025
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